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March 31 Le grida di Giordano Bruno (J. Saramago) In fin dei conti, non c’è una grande differenza tra un dizionario biografico e un enorme cimitero. Le tre righe secche e indifferenti con cui nella maggior parte dei casi i dizionaristi riassumono una vita, sono l’equivalente della semplice sepoltura che accoglie i resti di coloro che (mi si perdoni il facile gioco) non lasciano resti. La pagina piena, con autografo e fotografia, è il mausoleo della bella pietra, porte di ferro e corona di bronzo, più pellegrinaggio annuale.Ma il visitatore farà bene a non lasciarsi confondere dalle facciate d’architetto, dalle sculture e croci, dalle prefiche di marmo, da tutto lo scenario che la morte pomposa ha sempre apprezzato. Così come dovrà fare attenzione, se si trova in campo aperto, senza riferimenti, a dove mette i piedi perchè non gli accada di trovarsi sotto le scarpe il più grande uomo del mondo. Non starà tuttavia calpestando la tomba di Giordano Bruno, perchè questi fu bruciato a Roma, arse atrocemente come arde il corpo umano, e di lui, che io sappia, neppure le ceneri furono conservate. Ma allo stesso Giordano, affinchè ogni cosa sia nel posto che le compete e giustizia infine sia fatta, furono riservate quattro righe in questo dizionario biografico. In così poco spazio, in così poche lettere, tra la data di nascita (1548) e la data di morte (1600), limiti di un universo personale che visse nel mondo, ben poco si dice: italiano, panteista, domenicano, abbandonò l’ordine, si rifiutò di rinunciare alle proprie idee, fu bruciato vivo. Nient’altro. Nasce e vive un uomo, lotta e muore, così, per questo. Quattro righe, riposa in pace, pace alla tua anima se in lei credevi. E noi facciamo un’eccellente figura tra amici, in società, in riunione, a un tavolo di ristorante, nelle discussioni profonde, se lasciamo cadere al momento opportuno, in modo spigliato e competente, la mezza dozzina di parole di cui abbiamo fatto una specie di grimaldello o di chiave falsa che crediamo possa aprire una vita e una coscienza. Ma, per nostra costernazione, se siamo in un momento di rara lucidità, le grida di Giordano Bruno erompono come un’esplosione che ci strappa di mano il bicchiere di whisky e ci spegne sulle labbra il sorriso intellettuale che abbiamo scelto per parlare in certi casi. Sì, questa è la verità, la scomoda verità che viene a sconvolgere il pacato intento del dialogo: Giordano Bruno gridò quando fu bruciato, non dice che gridò. E allora, che dizionario è mai questo che non informa? A che mi serve una biografia di Giordano Bruno che non parla delle grida che egli lanciò, lì a Roma, in una piazza o in un cortile, circondato dalla folla, chi attizzava il fuoco, che redigeva serenamente l’atto dell’esecuzione? Troppo spesso dimentichiamo che gli uomini sono di carne che facilmente soffre. Fin dall’infanzia gli educatori ci parlano di martiri, ci danno esempi di civismo e di morale a loro spese, ma non dicono quanto fu doloroso il martirio, la tortura. Tutto rimane astratto, filtrato, come se guardassimo la scena, a Roma, attraverso pareti di vetro che soffocassero i suoni, e le immagini perdessero la violenza del gesto per opera, grazia e virtù della rifrazione. E allora possiamo dire, tranquillamente, gli uni e agli altri che Giordano bruno fu bruciato. Se gridò, non lo abbiamo udito. E se non l’abbiamo udito, dov’è il dolore? Ma gridò, amici miei. E continua a gridare. May 18 Se t'hanno assomigliatoSe t'hanno assomigliato
April 16 Tutta Nuda (Folgore)Te, nuda dinanzi la lampada rosa,
e gli avori, gli argenti, le madreperle, pieni di riflessi della tua carne dolcemente luminosa. Un brivido nello spogliatoio di seta, un mormorio sulla finestra socchiusa, un filo d'odore, venuto dalla notte delle acacie aperte, e una grande farfalla che ignora che intorno a te non si bruciano le ali, ma l'anima February 20 Sfogo serale....La storia di un amore tra due individui appartenenti a mondi opposti, un lord inglese e una ricca creola della jamaica, le nozze, e poi la sorpresa! la famiglia della moglie è pazza.. e così la passione, il sesso sfrenato, l'amore, degenera repentinamente in un conflitto, nell'ostilità e nella freddezza dei rapporti, in cui la moglie, donna, al tempo doveva sottomettersi, e accettare la volontà del marito... verrà rinchiusa in una stanza del suo castello (era un lord) dove maturerà la sua pazzia, fino al suicidio, con l'incendio dell'intero edificio....Wide Sargasso Sea ...che storia!!!! tuttavia ci sono troppi punti in sospeso, guardo e riguardo le scene, mi sembra di viverle ormai, le immagini mi hanno catturato, ma quando torno alla realtà, i dubbi si accavallano, che stiamo a fare quà?! è possibile vivere come la moglie in quel mondo? in un mondo selvaggio e passionale, intriso di riti vodoo e irrazionale?! e allora il pensiero, e le volontà si dividono, una parte che cerca sfrenatamente quelle sensazioni primitive, e un altra che invece impone il rigore. In entrambi i casi le perdite sono troppe, la rinuncia all'amore in nome della proprio realizzazione sociale, oppure l'opposto, l'adesione totale alla corporeità invece che alla civiltà.... 2 estremi, entrambi crudeli e intolleranti..... Un senso d'invidia m'opprime, verso coloro che riescono a scegliere facilmente la loro via, forse per una predisposizione interna queste domande non si sono mai poste loro... ma un anima indecisa, vacillante, come può decidersi!? una, l'unica alternativa, accettare una condizione mediana, un amore , calmo, a fianco di una persona, unito a una buona posizione sociale, un medio borghese, una villetta, una moglie, perchè no ...dei figli.... e la vita scorre, s'invecchia insieme, e ci si spegne.... bella vita.... tranquilla .....serena ..... magari diventando pure un buon cristiano si dirà " ha sempre avuto fede", e "ora godrà eternamente della grazia divina".... bello..... è per questo che siamo nati, per riempire il cielo di anime di buon cristiani.... tutti in fila indiana con i santi per primi,la massa... anche la religione ci identifica come una melassa di anime.... ma anche se fosse, la vita, quella vera e che ci riguarda (almeno al momento) vale la pena di essere vissuta ? aderendo a un estremo, si rischia di arrivare alla morte in due modi, o ricchi ma soli, o poveri ma avendo vissuto di passione....e di stenti .... la via di mezzo? c'arrivi benestante, abbastanza amato...ma per cosa hai vissuto tutto quel tempo?.... la ricerca di un ideale per cui vivere è fondamentale, un ideale che darà un senso alle proprie ore, e ci farà morire con un sorriso, pensando che la nostra vita non sia stata del tutto vana, non sia stata un lumicino acceso nell'oscurità, che di punto in bianco si spegne, senza che qualcuno se ne accorga,senza aver scaldato nessuno, con indifferenza ... ma dove trovarlo un ideale tale nel mondo? .....la ricerca a volte può durare tutta una vita, e nei suoi ultimi minuti il vegliardo "si drizzò sui pugni, gettò sui figli spaventati uno sguardo che li investì tutti come un lampo, i capelli che gli crescevano sulla nuca si agitarono, le rughe si contrassero, il volto s'illuminò d'uno spirito di fuoco, un soffio passò su quel viso e lo rese sublime, sollevò una mano contratta dalla rabbia e gridò con voce tonante la famosa parola d'Archimede: EUREKA! . Ricadde sul letto col rumore pesante di un corpo inerte, morì mandando un gemito orribile, e i suoi occhi convulsi espressero il rimpianto di non aver potuto lasciare in eredità alla Scienza la parola chiave di un enigma il cui velo troppo tardi si era squarciato sotto le dita scarnificate della Morte " (scusa Balzàc se ho attinto dalla tua arte ^^ )... la ricerca di un assoluto, basterebbe a motivare la vita di un uomo, anche se come nella "Ricerca dell'assoluto" (il libro di Balzac) la risposta venga trovata solo alla fine.... non partire per una ricerca, significa rinciudersi in un piccolo mondo, la nostra quotidianità, proprio come il sognatore de "le notti bianche " di dostoevskji .. che si rende conto d'aver vissuto davvero, solo quelle 4 notti passate a fianco di Nastenka, per poi tornare alla sua dura realtà, fino alal fine dei suoi giorni (2 interventi più sotto)....ma rimane irrisolta la domanda che tanto mi piace:" Può un minuto di vera beatitudine colmare tutta la vita di un uomo?" .... February 13 ...Da chi non è pronto - non dico a sacrificarti il suo sangue, che è cosa fulminea e facile - ma a legarsi con te per tutta la vita (rinnovare cioè ad ogni giornata la dedizione) - non dovresti accettare neanche una sigaretta -C. Pavese- |
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